giovedì 29 gennaio 2015

Haiku

L'haiku è una breve poesia, di origine giapponese, costituita da tre versi: cinque, sette e cinque sillabe. 
Ciò che mi affascina degli haiku è che essi dipingono un'immagine naturale richiamando ad una stagione e definiscono in tal modo uno stato d'animo. Mi sembrano arte a portata di mano, bisognerebbe avere sempre in tasca un biglietto, piccolo, con HAIKU appuntato, come una caramella all'anice o alla frutta. Una boccata di aria buona.



© Anto Superbat

martedì 27 gennaio 2015

PASSIONI - "Dietro LA FOTO" [1]

Mi piace immaginare le passioni come angeli custodi, madri premurose generate dai loro figli. Un magico processo contro natura. 
Coltivare passioni sul ciglio della strada che quotidianamente si calpesta, significa trasformare quella strada in un sentiero e avere attorno un giardino, come quelli dei quadri di Monet, dove fermarsi di tanto in tanto 
e respirare, 
e scrutare, 
non più soltanto terra bruciata. 

lunedì 29 dicembre 2014

Precipitiamoci


Quando il fondo sarà a pochi centimetri 
potremmo alzare la testa 
guardare il cielo da lontano
vederlo scuro e immaginarlo chiaro
pulire la sofferenza raggrumata in lacrime 
tentare di asciugare le ali umide
lanciarci 
provare a volare,
ma il vuoto durerebbe un attimo 
il tempo di un passo
in basso. 
Se avessimo il coraggio 
di tanto in tanto
di guardarci da lontano
col capo chino
ma il collo ritto 
le ali in tasca
ma lo stomaco agitato dalla speranza
e se riuscissimo ad avere in quel momento
 l’obiettività di vederci infelici,
avremmo il coraggio di lanciarci 
quando la nostra realtà non è il penultimo gradino di una discesa
ma  ancora un piedistallo.
Avremmo più tempo per precipitare
e per imparare a volare. 

© Anto Superbat


sabato 22 novembre 2014

Quando incontrammo la natura


Ci fermammo 
e in silenzio scrutammo
sentendoci meno di piccoli
e più invisibili di trasparenti
come gocce d'acqua in una borraccia
di viaggiatori stanchi
dinnanzi a una sorgente senza confini.
Più inutili 
delle parole
che non dicemmo.



domenica 5 ottobre 2014

Fine giornata


L'aria lercia dei pensieri di giornata
ansima tra capelli sconosciuti
sembra un uragano.
Ricadono nel vortice ...

le pene in seno a gente dal capo chino.
Il viso resta teso o meglio indifferente
per abitudine e per adulto contegno,
da grandi basta poco per ritornare piccoli.
I movimenti della metro sono bruschi
ma sembrano un cullare,
come avere una pianta a casa
e convincersi di essere in un giardino,
cupe farse terresti.
Ognuno
ha fissato un punto,
dalle pene
in dissolvenza
sono comparsi i sogni
ognuno
pare un bambino che trascorre l'estate
nel tentativo vitale di spostare col pensiero
qualsiasi oggetto che a tiro gli capita
e si perde ogni giorno in un sentiero
la fantasia
mentre sua madre nella stanza accanto
recita, come ogni sera, un cantilena
"Ave oh Maria...".
E fugge di mano
al bambino
anche l'ultimo tentativo
il colpaccio settembrino
della scuola spostare l’inizio.
E non sfugge
ai sognatori di fine giornata
l’arrivo della giusta fermata
per ripiegare i sogni non c’è tempo
si accartocciano da soli alla bell’e meglio
si adagiano in un atrio o in un ventricolo
hanno anche scelta,
in tutta fretta
si torna a casa.


© Anto Superbat